L'arte della vita: biotecnologie e bioetica

Rosangela Maria Barcaro

Abstract


La bioarte è un’esperienza artistica che pone in relazione arte, scienza e  biotecnologie esaminando da un nuovo punto di vista i concetti di vita, evoluzione, natura. L’idea rivoluzionaria alla base di tale esperienza è l’uso della materia organica vivente come mezzo espressivo, o medium, trattata con tecniche rese possibili dalle scoperte scientifico-tecnologiche più recenti.

La bioarte si propone di avvicinare l’opinione pubblica alle problematiche generate da attività che plasmano il rapporto dell’uomo con le biotecnologie e di esplorare i timori che tali attività suscitano nella società.

L’articolo descrive alcune opere realizzate da bioartisti internazionali, con l’intento di fornire un’analisi bioetica e non estetica di un fenomeno culturale che mostra numerose contraddizioni.

 


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Bioetica; Biotecnologie; Bioarte; Bioethics; Biotechnology; Bioart; Bioethique; Biotechnologies; Bio-Art

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Riferimenti bibliografici


In base alla definizione fornita dalla Convenzione sulla diversità biologica, sottoscritta a Rio de Janeiro il 5 giugno 1992, il vocabolo biotecnologie indica «ogni applicazione tecnologica che si avvale di sistemi biologici, di organismi viventi o di loro derivati, per realizzare o modificare prodotti o procedimenti per un uso specifico». UNITED NATIONS, Convention on Biological Diversity, (Consultato in data 12 settembre 2014). Per un testo divulgativo sulle biotecnologie si veda l’ottimo, ance se un po’ datato, A. BAZZI, P. VEZZONI, Biotecnologie della vita quotidiana, Laterza, Roma-Bari2003.

Per accostarsi ai temi di cui si occupa la bioetica, tra le opere più recenti, si vedano ad esempio: M. ARAMINI, Introduzione alla bioetica, Giuffrè, Milano 20093; F. D’AGOSTINO, L. PALAZZANI, Bioetica. Nozioni fondamentali, La Scuola, Brescia 20132; F. TUROLDO, Breve storia della bioetica, Lindau, Torino 2014.

Un esempio di riflessione bioetica sulle manipolazioni biotecnologiche con finalità bioartistiche è contenuto nel volume di G. J. ANNAS, Worst Case Bioethics. Death, Disaster, and Public Health, Oxford University Press, Oxford 2010, 17–26.

Il ciclo di dipinti di Rockman intitolato Wonderful World problematizza in modo immediato ed iconico l’impiego delle biotecnologie finalizzato alle modificazioni genetiche in esseri viventi (vegetali, animali, umani) per ottenere vantaggi di varia natura, ad esempio economico-commerciali e di prestazioni sportive. (consultato il 12 settembre 2014).

Per una prima informazione sulle tipologie di ricerca artistica di Eduardo Kac è possibile consultare il suo sito all’indirizzo (Consultato in data 12 settembre 2014).

Si pensi alle finalità didattiche religiose e morali di numerosi capolavori che possiamo ammirare, come ad esempio il ciclo di affreschi che, nei primi anni del XIV secolo, Giotto di Bondone realizzò nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Una esaustiva analisi del capolavoro è offerta in C. FRUGONI, L’affare migliore di Enrico: Giotto e la Cappella degli Scrovegni, Einaudi, Torino 2008.

Si veda in merito G. CELANT, Su Piero Manzoni, Abscondita, Milano 2014.

Per una prima informazione si veda in proposito S. PAONE, Arte e tecnologia, Ledizioni, Milano 2014.

Si pensi all’opera di due tra gli artisti rinascimentali certamente più famosi, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti: nei loro studi di anatomia umana, talento artistico, attente indagini anatomiche e abilità di rappresentazione grafica concorrono alla realizzazione di opere figurative che sono al contempo anche descrizioni scientifiche di considerevole accuratezza. Per approfondire il tema della raffigurazione del corpo in epoca rinascimentale si veda ad esempio A. CARLINO, R. P. CIARDI, A. PETRIOLI TOFANI (a cura di), La bella anatomia. Il disegno del corpo tra arte e scienza nel Rinascimento, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2009.

S. NADIS, Science for art’s sake, in Nature, 407 (2000), 668-670; F. STRACEY, Bio-art: the ethics behind the aesthetics, in Nature Reviews, 10 (2009), 496-500; M. KEMP, Artists in the lab, in Nature, 477 (2011), 278–279.

D. DIXON, E. STRAUGHAN, H. HAWKINS, When artists enter the laboratory, in Science, 331 (2011), 860.

E. KAC, Introduction. Art that looks you in the eye: hybrids, clones, mutants, synthetics, and transgenics, in E. KAC (a cura di), Signs of life: Bio art and beyond, MIT Press, Cambridge (Mass.) 2007.

R. MITCHELL, Bioart and the Vitality of Media, Washington University Press, Seattle (WA) 2010, 22-23.

MITCHELL, Bioart, 24.

MITCHELL, Bioart, 27.

I ready-made di Marcel Duchamp sono semplici oggetti di uso quotidiano prelevati dal loro contesto e ricollocati in un diverso spazio; questa operazione li eleva al rango di oggetto artistico. Su Duchamp si veda ad esempio C. SUBRIZI, Introduzione a Duchamp, Laterza, Roma-Bari 2008.

Nel linguaggio comune performance rinvia a fenomeni differenti propri ad esempio del teatro, della musica, della danza, oltre che delle arti visive. In quest’ultimo caso il vocabolo è impiegato per forme espressive nelle quali l’artista, o un gruppo di artisti, agisce ed utilizza il proprio corpo per esprimersi; questa azione è l’opera d’arte. Per una presentazione storica della performance nell’arte si può ad esempio fare riferimento a R. L. GOLDBERG, Performance Art from Futurism to the Present, Thames & Hudson, London 2001.

R. ZREICK, F. SEVER, La bioarte: quadri viventi in provetta, (Consultato il 12 settembre 2014).

R. DUNN, Painting with Penicillin: Alexander Fleming’s Germ Art, (Consultato il 12 settembre 2014).

C. HARTMANN, Edward Steichen Archive: Delphiniums Blue (and White and Pink, Too), (Consultato il 12 settembre 2014).

R. J. GEDRIM, Edward Steichen’s 1936 Exhibition of Delphinium Blooms, in History of Photography 17, (1993), 4, 354–360. Il testo è stato riprodotto in KAC (a cura di), Signs of life, 347–369.

La sequenza di immagini che mostra la realizzazione del progetto di Marta de Menezes si può osservare al seguente indirizzo: (Consultato il 12 settembre 2014).

M. DE MENEZES, Art: in vivo and in vitro, in KAC (a cura di), Signs of Life, 215–229.

L’esperienza artistica di Kac è poliedrica e si articola nel corso degli anni. Per una presentazione si veda P. T. DOBRILA, A. KOSTIC (a cura di), Eduardo Kac: Telepresence, Biotelematics, Transgenic Art, Kibla, Maribor 2000; E. KAC, Life transformation – art mutation, in KAC (a cura di), Signs of Life, 163–184.

La mancata consegna di Alba spinse Kac ad organizzare una serie di interviste con la stampa, e la vicenda ebbe una copertura mediatica estremamente ampia, maggiore di quella registrata per la nascita dell’animale. Nel dicembre 2000 l’artista avviò anche una campagna mediatica a Parigi, con l’intento di sollecitare l’opinione pubblica francese a fornirgli supporto per il trasferimento di Alba negli Stati Uniti. Nel 2002 Kac presentò una esibizione intitolata Free Alba! in una galleria di Chicago con fotografie, disegni, stampe, t-shirt e bandiere raffiguranti Alba. La vicenda è raccontata dallo stesso Kac: KAC, Life transformation – art mutation, 170–171. La produzione artistica avente come soggetto Alba è piuttosto vasta. Mentre del coniglio Alba non si sa più nulla, dell’opera d’arte che esso rappresenta, GFP Bunny, e delle successive esibizioni e performance del suo ideatore si hanno moltissime notizie (ed un assortito merchandising). Si vedano le pagine web dedicate alla storia all’indirizzo (Consultato in data 12 settembre 2014).

Per un approfondimento dei temi e degli obiettivi del collettivo si veda la documentazione raccolta all’indirizzo web (Consultato in data 12 settembre 2014).

Come è comunemente noto, il batterio Escherichia coli è responsabile di contaminazioni di cibo ed acqua, e può causare infezioni, sepsi e gastroenteriti. Meno risaputo è che i biotecnologi lo utilizzano in modo sistematico per la facilità con cui è possibile modificare il DNA del batterio, al fine di produrre sostanze per uso umano, ad esempio insulina e vaccini.

SymbioticA è il laboratorio interdisciplinare fondato presso la University of Western Australia, nel quale arte, scienze e tecnologie possono incontrarsi attraverso la realizzazione di progetti di ricerca che impiegano conoscenze, tecnologie e strumenti scientifici con finalità artistiche. Una presentazione di progetti e creazioni artistiche si può trovare sul sito web del laboratorio (Consultato in data 12 settembre 2014).

Si vedano ad esempio P. H. MACNEILL, B. FERRAN, Art and Bioethics: Shifts in Understanding Across Genres, in Bioethical Inquiry, 8 (2011), 71–85; H. ALDERSEY-WILLIAMS, Anatomies. The Human Body, Its Parts and the Stories They Tell, Viking, London 2013; trad. it. Anatomie. Storia culturale del corpo umano, Rizzoli, Milano 2013; M. DONNARUMMA, Fractal Flesch. Alternate Anatomical Architectures, (Consultato il 12 settembre 2014) e per l’esperienza illustrata fotograficamente STELARC, Ear on arm. Engineering Internet Organ,

La vicenda è diffusamente descritta in MITCHELL, Bioart, 49–51.

Le problematiche relative ai modi in cui l’opinione pubblica concepisce e comprende i nessi tra scienza, tecnologia ed innovazione sono oggetto di studio di una disciplina che è convenzionalmente denominata public understanding of science. Per un approccio introduttivo al tema si veda ad esempio D. KNIGHT, Public understanding of science. A history of communicating scientific ideas, Routledge, London and New York 2006. Sul più specifico tema dell’accettazione delle biotecnologie tra l’opinione pubblica italiana si veda invece M. BUCCHI, F. NERESINI, Gli Italiani sono contrari alle biotecnologie? Alcuni stereotipi su opinione pubblica e biotecnologie in Italia, M. BUCCHI, F. NERESINI (a cura di), Cellule e cittadini. Tecnologie nello spazio pubblico, Sironi, Milano 2006, 17–46.

Lo storico sodalizio tra artisti e scienziati sembra obliterato con la bioarte, come avremo modo di approfondire tra breve.

KAC, Life transformation – art mutation, 180.

Il dibattito sulle concezioni di naturale ed artificiale è stato prepotentemente riportato in auge con le biotecnologie, che hanno mostrato di poter gradualmente dissolvere il confini tra ciò che si presenta come frutto di un determinismo insito nelle leggi di natura e ciò che invece è il risultato di una deliberata scelta di applicare interventi manipolativi, anche alla vita umana. Su questo tema esiste una ricchissima letteratura anche in lingua italiana. Di visioni opposte, e pertanto utili per una prima informazione sulla discussione, si vedano ad esempio: R. MARCHESINI, Il tramonto dell’uomo. La prospettiva post-umanista, Dedalo, Bari 2009 e M. FARISCO, Ancora uomo. Natura umana e postumanesimo, Vita & Pensiero, Milano 2011.

Kac non pare inoltre cogliere la questione relativa alla responsabilità morale di cui i curatori museali sono investiti quando accettano di ospitare nei musei le opere generate con materiali ed organismi viventi. Tale problematica apre un ulteriore capitolo di riflessione, sul quale ci è impossibile soffermarci in questa sede. In proposito si può vedere ad esempio L. K. LEVY, Bioart and nanoart in a museum context: terms of engagement, in J. MARSTINE (ed.), The Routledge Companion to Museum Ethics. Redefining Ethics for the Twenty-First-Century Museum, Routledge, Oxon–New York 2011, 445–463.

Per una recente riflessione in lingua italiana sulle problematiche etiche e giuridiche connesse al trattamento degli animali, anche per quanto concerne la sperimentazione di laboratorio e la creazione di organismi geneticamente modificati, si veda ad esempio S. CASTIGNONE, L. LOMBARDI VALLAURI (a cura di), La questione animale, in Trattato di biodiritto, diretto da S. RODOTÀ, P. ZATTI, Giuffrè, Milano 2012.

Nella seconda metà del Novecento contro lo specismo e l’utilizzo degli animali come cavie da laboratorio e cibo si è sviluppato un intenso dibattito, soprattutto ad opera di Peter Singer. Il saggio che ha raccolto le sue riflessioni sulla questione risale al 1975, è stato tradotto in più lingue ed è considerato una pietra miliare nel dibattito sui diritti degli animali: P. SINGER, Animal liberation: a new ethics for our treatment of animals, Random House, New York 1975.

Il filosofo tedesco Hans Jonas aveva messo l’accento sulla imprevedibilità delle conseguenze che si possono generare con la genetica e le biotecnologie almeno tre decenni orsono, e le sue considerazioni restano ancora oggi attuali. Si veda in merito H. JONAS, Technik Medizin und Ethik. Zur Praxis des Prinzips Verantwortung, Insel, Frankfurt a. M. 1985; trad. it. Tecnica medicina ed etica: prassi del principio responsabilità, a cura di P. BECCHI, A. BENUSSI, Einaudi, Torino 1997.

La studiosa statunitense Lisa Lynch ha rilevato come la nozione di pubblico diventi problematica quando si parla di bioarte, dal momento che l’idea di pubblico come spettatore e partecipante attivo ad un’esibizione, proposta dall’artista, differisce considerevolmente dall’idea politica di pubblico come gruppo di cittadini che deve essere protetto dai pericoli di sperimentazioni azzardate. L. LYNCH, Culturing the Pleebland. The Idea of the “Public” in Genetic Art, in Literature and Medicine 26 (2007), 1, 180–206.

La mostra L’Art Biotech, tenutasi a Nantes presso la galleria Le Lieu unique dal 14 marzo al 4 maggio 2003, è stata organizzata da Hauser, che ne ha curato anche il catalogo. J. HAUSER (a cura di), Art biotech, edizione italiana a cura di P. L. CAPUCCI, F. TORRIANI, Clueb, Bologna 2007.

J. RIFKIN, Dazzled by the science, in The Guardian, 14/01/2003: (Consultato in data 12 settembre 2014); C. GIGLIOTTI, Leonardo’s Choice: Genetic Technologies and Animals, Springer, Dordrecht 2011.

È quanto ha fatto la U.K. Royal Academy of Engineering; si veda in proposito ad esempio S. REARDON, Visions of Synthetic Biology, in Science, 333 (2011), 1242-1243. La biologia sintetica è un nuovo ambito di ricerca nel quale nanoscienze, nanotecnologie ed ingegneria genetica operano per la creazione artificiale di organismi viventi con funzioni prestabilite per svolgere diversi compiti, come ad esempio per produrre biocarburanti, per effettuare bonifiche ambientali.

R.L. STEVENSON, Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde, trad. it. di B. LANATI, Feltrinelli, Milano 201320.


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