La sintesi teologica di fra' Tommaso d'Aquino di fronte alla divina bellezza

Pasquale Giustiniani

Abstract


Un ritorno alla Summa theologiae di fra’ Tommaso dei conti d’Aquino può consentire una qualche forma di riqualificazione e quasi di ri-uso della proprietà “divina” della Bellezza e del suo peculiare “uso” nella speculazione filosofico-teologica, specie considerando il fatto che l’impianto epistemologico di quest’opera teologico-filosofica della maturità dell’Angelico viene, per così dire, tratteggiato anche come una sorta di sistema luminoso d’irradiazione. Dal Bello divino in se stesso, questo sistema di riverberi si ripercuote su tutte le realtà create e fa sì che la stessa creatura ragionevole possa soddisfare il proprio inevitabile desiderio beatificante di eternità e capire, in qualche modo, il perché della tensione universale verso il bene che è bello, che ci si mostra come una sorta di pulsione erotica. Nel reticolo concettuale della Summa theologiae, siffatto sistema luminoso sembra espandersi, infatti, dalla prima verità evidente di per sé, che è Dio, alle verità acquisite subordinatamente, ma sempre mediante l’impronta della prima verità, posta dal Creatore nel nostro intelletto finito, che è anche l’intelletto del filosofo-teologo chiamato a discutere scientificamente i temi della sacra dottrina.


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