Manifesto della Rivista

Aisthema, an International Journal

Philosophy, Theology, Aesthetics

 

English summary

Aisthema, an International Journal - Philosophy, Theology, Aesthetics, has the aim to: 

  • publish high-quality, original research works by scholars of different fields of specialization, based on well established as on emerging lines of (but not only) aesthetically-based philosophical and theological research; 
  • promote the study of Philosophy and Theology as an intrinsically interdisciplinary matters in their genesis;
  • broadly conceived, provide a publishing space for studies starting from genuinely interdisciplinary research perspectives; 
  • provide a regular forum for discussing issues related to the interdisciplinary approach that wants to characterize the Journal.

Aisthema will feature in its main sections substantive articles, shorter research notes, reviews and surveys. All contributions will be blind-refereed: all submissions (except reviews and news) will be refereed by two peers.

 

Presentazione

Aisthema (dal greco αἴσθημα, “percezione”) è una rivista elettronica peer-reviewed. È edita, con spiccato respiro internazionale, dal Seminario permanente di Studi Storico-Filosofici “Pasquale Orlando” della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sezione “S. Tommaso d’Aquino”, su iniziativa del Laboratorio di Estetica del suddetto Seminario permanente in quanto parte integrante del progetto "Natura e bellezza. Aspetti filosofici e prospettive teologiche in dialogo con le scienze”, co-finanziato dal Servizio Nazionale per gli Studi superiori di teologia e di scienze religiose della Conferenza Episcopale Italiana.


A tutt’oggi, a quanto ci risulta la rivista è in ambito europeo la prima di questo tipo a sorgere in ambito cattolico e all’interno di una istituzione accademica pontificia.

Aisthema si indirizza a ricercatori, docenti e alunni di livello superiore, come anche a persone con formazione universitaria – o similare – interessate a problematiche di natura filosofica e teologica. Pubblica articoli inediti che rispondono a criteri di scientificità, originalità e profondità ed è diffusa, sotto forma di numeri a-periodici raccolti in volumi annuali, gratuitamente e senza restrizioni su Internet (accesso aperto - open access), in accordo con i principi della Dichiarazione di Berlino: accesso aperto alla conoscenza, massima disseminazione e visibilità sul Web per la ricerca scientifica, diffusione pubblica dei risultati delle ricerche. Di essa potranno anche essere previsti numeri monografici; grazie alla collaborazione con l’International Network of the UNESCO Chair in Bioethics un fascicolo annuale sarà dedicato a tematiche afferenti alla Bioetica.

L’obiettivo di Aisthema, nella consapevolezza della dimensione sapienziale e metafisica della filosofia, è quello di promuovere la ricerca filosofica anche per mezzo della diffusione di testi che, consacrati a problemi classici o contemporanei, sappiano guardare, oltre gli steccati dei rigidi curricula accademici, alla commistione e all’incrocio di saperi, metodologie e linguaggi diversificati, in primis quello teologico.

Nella scia di quanto stabilito dal Decreto di Riforma degli Studi Ecclesiastici di Filosofia, la rivista si pone e propone come ulteriore strumento per la promozione delle scienze filosofiche all’interno delle Facoltà ecclesiastiche di filosofia e teologia. Una rivista scientifica che, pur nascendo nel contesto della Universitas, al di là di ogni autoreferenzialismo vuole confrontarsi in franchezza, indipendenza e libertà con nuove forme e con altri “luoghi” di elaborazione teorica, non necessariamente “canonici” e istituzionali.

 

Uno spazio di confronto a partire dall’estetica

In Aisthema saranno sempre favoriti i contributi, filosofici e teologici, che vertono su quegli ambiti tradizionalmente afferenti alla disciplina estetica: dalla poesia alla letteratura, dalla pittura alla musica, dal teatro al cinema. L’oggetto artistico in quanto tale ha sempre offerto, in effetti, nuovi campi di comunicazione e di espressione, che sono anche luoghi di esperienza e di pensiero. L’approccio interdisciplinare, che privilegiamo, è quindi una esigenza critica e una garanzia di rigore, ma seve soprattutto aiutare a uscire alle astratte chiusure tra le arti e, più in generale, tra i diversi ambiti del pensiero. Al di là dei temi o delle circostanze di creazione delle opere artistiche, l’arte, in quanto modo di rapportarsi al mondo, permette infatti di profilare cammini sapienziali che non solo interrogano il filosofo e il teologo, ma possono anche nutrire le loro ricerche.

 

Perché la scelta dell’Open Access

La distribuzione su scala mondiale di riviste peer-reviewed completamente gratuite – e il libero accesso ad esse da parte di studiosi, insegnanti, studenti e altre persone interessate – costituisce un fenomeno intellettuale altamente positivo.

Open Access significa veder pubblicato il frutto delle proprie ricerche in una rivista o in un sito istituzionale in un tempo medio di circa quattro-sei mesi, ma di norma anche inferiore; è facile intuire l’importanza intellettuale e professionale conseguente all’incremento in termini di disseminazione (oltre che in termini temporali) delle proprie idee e ricerche. Ancora, un elemento da non trascurare è la possibilità di accesso alle informazioni anche da parte di ricercatori delle cosiddette aree svantaggiate, di conseguenza superando (o almeno correggendo) l’ineguaglianza formativa. Infine, non va sottovalutato che il costo delle riviste scientifiche è astronomicamente aumentato negli ultimi decenni, specie per il calo delle vendite e degli abbonamenti, per cui molte biblioteche hanno dovuto ridurre il numero delle riviste poste a disposizione degli utenti: per certi versi si può affermare che il controllo economico ha modificato la messa a disposizione della conoscenza. Considerato che l’Open Access elimina i costi di accesso alla conoscenza, esso può realmente diventare una prima valida risposta a questa “crisi finanziaria”.

In campo umanistico il dibattito non si è particolarmente evidenziato anche perché la pubblicazione di ricerche umanistiche (e ancor più filosofiche) risente meno dei suoi eventuali ritardi nel tempo, al punto da rendere, per certi versi, l’archiviazione Open Access non impellente. Un ulteriore motivo è da ravvisarsi nell’insistenza, da parte degli studiosi, a voler pubblicare monografie piuttosto che articoli, in quanto il libro continua ad essere tenuto in alta considerazione per l’assegnazione di incarichi e per avanzamenti di carriera. Peraltro, quando si trovano dinanzi a giovani ricercatori le case editrici non diminuiscono certamente i contributi richiesti per la pubblicazione di un testo a stampa, in quanto consapevoli che i testi da pubblicare sono destinati ad un pubblico ristretto e specializzato; questo – oltre alle già difficili condizioni previste dall’ordinamento universitario, specie italiano – rende l’accesso alla carriera accademica ancora più difficile.

Due le possibili risposte a questo problema accademico che devono essere seriamente tenute in considerazione. Da una parte, troviamo l’editoria elettronica, con pubblicazioni comunque peer reviewed, a garanzia di alto profilo scientifico ma esclusivamente online (sebbene in Italia, particolarmente in ambito teologico, questo è stato realizzato in rarissimi casi), con un risparmio – in termini di costi di pubblicazione – che potrebbe essere immenso. In secondo luogo, le Università e gli enti di valutazione dovrebbero compiere la coraggiosa scelta di non favorire il testo stampato, considerando piuttosto come degno di credito solo l’elemento del peer reviewing. Ciò che deve essere considerata è, infatti, la qualità scientifica dell’opera in se stessa e non il nome dell’editore o la quantità di copie pubblicate. Fortunatamente in sempre più istituzioni, da qualche tempo anche italiane, ai candidati – anche a posti di alto profilo – viene ormai chiesto solo di indicare i testi considerati migliori, senza considerare il “supporto” su cui sono stati pubblicati.

Peraltro, pensare ad una archiviazione online non significa escludere del tutto la possibilità di pubblicazione: è infatti sempre possibile – semmai tramite lo strumento della convenzione – un accordo con una tipografia, in modo da “tradurre” in formato cartaceo quanto già pubblicato elettronicamente, come già l’Università di Bologna ha iniziato a fare per molte delle sue edizioni.

L’Open Access offre quindi nuove opportunità alla ricerca umanistica, contribuendo a disseminare e archiviare le opere di autori che, pur valenti, talvolta non dispongono di capitali da “investire” nella stampa dei propri scritti. Le implicazioni etiche e, soprattutto, politiche di questo tipo di condivisione della conoscenza appaiono evidenti. Un elemento ancor più rimarchevole, a nostro avviso, sta nel fatto che un ripensamento dei medium di supporto delle opere da considerarsi per le procedure di valutazione non potrà che produrre un inevitabile ripensamento dei criteri di assegnazione degli incarichi.

In concreto, perché favoriamo la scelta dell’Open Access:

 

  1. Perché utilizza appositi software (in prevalenza gratuiti) per la gestione di riviste, al fine di ridurre il più possibile i costi; un esempio è l’Open Journal Systems (OJS) del Public Knowledge Project (PKP), sito presso la University of British Columbia, che verrà adottato da Aisthema.
  2. Perché qualifica gli editor scientifici rispetto ai semplici editor stilistici: si preferisce conferire un maggiore valore alla qualità del lavoro, alla sua sostanza, piuttosto che alla sua forma letteraria. L’intento è quello di offrire alla comunità scientifica solo risultati e ricerche di qualità e approvati tramite il peer review.
  3. Perché può essere retroattivo, permettendo di indicizzare elettronicamente, a latere,  anche annate di altre riviste già stampate, in modo da ampliare il potenziale numero di fruitori.
  4. Perché permette di accedere alla conoscenza senza alcun esborso economico: gli elevati prezzi delle riviste scientifiche indeboliscono il sapere, senza voler considerare il solo risparmio economico per l’edizione di una rivista elettronica rispetto alla sua omologa a stampa.
  5. Nel nostro caso, perché è il primo tentativo europeo di rivista filosofica peer reviewed emanata in un contesto filosofico-teologico pontificio. La sua riuscita permetterebbe quindi di stabilire un modello replicabile anche in altre realtà di tipo analogo.

 

Alla rivista potrà essere successivamente associato – e questo sarà un elemento di ancora maggiore novità – un archivio istituzionale, in cui inserire i materiali indicati da docenti e ricercatori della Facoltà (non solo per i propri corsi). Accanto alla rivista filosofico-teologica open access, gli studiosi potranno quindi depositare i propri preprint – e in molti casi anche i postprint – nell’archivio elettronico[1]. Questo non solo consentirà l’accesso aperto agli articoli, ma darà anche agli autori la libertà di publicare sulle riviste che preferiscono, open access oppure no. Questo modello potrebbe funzionare non solo con gli archivi disciplinari, ma anche con un archivio istituzionale volto a raccogliere i documenti prodotti da tutta l’istituzione accademica o dalla sola sezione di riferimento.

 

Informazioni tecniche

Aisthema adotta il software Open Source OJS, che gestisce tutto il processo editoriale, peer review compresa, e supporta testi, immagini, video.

Il diritto d'autore sarà garantito dalle Licenze Creative Commons, appositamente studiate per la tutela del materiale digitale.

Il numero di registrazione ISSN (International Standard Serial Number) della rivista è 2284-3515. Il comitato editoriale valuterà poi l’opportunità di richiedere sia la registrazione DOI, per la tracciabilità del contenuto, sia la registrazione in Tribunale e l’eventuale deposito legale.

La rivista fin dal suo esordio sarà indicizzata in DOAJ (Directory of Open Access Journals, http://www.doaj.org/), in Cineca-ANVUR e Google Scholar; si valuterà poi l’opportunità di richiedere l’indicizzazione in Thomson-Reuters, Scopus, Web of Science e altre banche dati/motori di ricerca similari.

La rivista garantirà agli autori la conservazione del materiale digitale.

A richiesta degli autori e/o dei lettori, si potranno attivare sistemi di Print On Demand (Stampa su Richiesta) dei fascicoli, con editori convenzionati. Le spese di stampa saranno a carico del richiedente.

Le sezioni tematiche in cui essa si articola sono:

Saggi (orientativamente 75.000 battute, spazi inclusi);

Note e studi critici (orientativamente 35000 batture, spazi inclusi);

Classici e inediti;

Recensioni e note bibliografiche (rispettivamente 20000 e 10000 battute, sp. inclusi);

Notizie.

È allo studio la possiiblità di una sezione “Tesi”, per la pubblicazione di lavori di Laurea, Licenza e/o Dottorato.



[1] I preprint sono gli inediti, o, più in generale, le versioni di un documento che precedono la pubblicazione; viceversa, i postprint sono già pubblicati (in versione digitale o a stampa). E' stato mantenuto il termine inglese perché di largo uso nella comunità open access.